La Dimensione Materna in Psicologia: Il Cuore delle Relazioni Umane
8 Maggio 2025

La Dimensione Materna in Psicologia: Il Cuore delle Relazioni Umane

Quando pensiamo alla maternità, ci viene spesso in mente la relazione tra una madre e il suo bambino. In psicologia, tuttavia, il concetto di “funzione materna” appartiene soprattutto alla tradizione psicoanalitica e non coincide necessariamente con la maternità biologica.

Con questa espressione si fa riferimento, in particolare, a funzioni di cura, protezione, regolazione, contenimento e risposta ai bisogni del bambino. È quindi possibile distinguere la persona che svolge queste funzioni dal suo ruolo biologico: un bambino può costruire relazioni significative con più caregiver e la qualità della cura dipende soprattutto dalla sensibilità e dalla disponibilità di chi si prende cura di lui.

La ricerca contemporanea sull’attaccamento conferma l’importanza della sensibilità del caregiver, cioè della capacità di riconoscere, interpretare e rispondere in modo adeguato ai segnali del bambino. Una meta-analisi del 2024, comprendente 174 studi e oltre 22.900 partecipanti, ha trovato un’associazione positiva tra sensibilità del caregiver e sicurezza dell’attaccamento. L’associazione era significativa sia per le madri sia per i padri (Madigan et al., 2024).

La cura precoce e la costruzione della sicurezza

Il neonato dipende fortemente dalle persone che si prendono cura di lui. Nei primi anni di vita, la regolazione degli stati di attivazione, il senso di sicurezza e la possibilità di esplorare l’ambiente sono sostenuti dalle interazioni ripetute con i caregiver.

Secondo la teoria dell’attaccamento, quando il bambino sperimenta una figura sufficientemente disponibile e responsiva può sviluppare aspettative più positive circa la disponibilità degli altri e utilizzare il caregiver come base sicura dalla quale esplorare e alla quale tornare nei momenti di bisogno (Bowlby, 1988).

È importante però evitare una lettura deterministica. La qualità delle prime relazioni è rilevante, ma non stabilisce in modo irrevocabile il funzionamento psicologico futuro. Le esperienze successive, le nuove relazioni e i cambiamenti dell’ambiente possono contribuire a modificare le modalità relazionali nel corso della vita.

Anche per questo oggi si preferisce parlare di relazioni bambino-caregiver piuttosto che attribuire esclusivamente alla madre biologica la funzione di sicurezza. Una meta-analisi su 95 studi ha mostrato che i bambini possono costruire relazioni di attaccamento sicuro sia con la madre sia con il padre, con differenze medie molto contenute (Pinquart, 2022).

Freud e il primo oggetto d’amore

La riflessione sulla dimensione materna ha una lunga storia nella psicoanalisi.

In Freud la relazione con la madre occupa un posto fondamentale nello sviluppo precoce. Nei primi scritti sulla sessualità infantile e sulle relazioni oggettuali, la madre viene descritta come una figura centrale nella soddisfazione dei bisogni del bambino e come uno dei primi oggetti d’amore (Freud, 1905/1953).

La teoria freudiana, tuttavia, non può essere ridotta all’idea secondo cui la madre sarebbe semplicemente la figura responsabile dello sviluppo emotivo. Il modello psicoanalitico classico colloca lo sviluppo del bambino all’interno di una dinamica più ampia nella quale entrano progressivamente in gioco desiderio, conflitto, identificazione e rapporto con le diverse figure familiari.

Per questo è più corretto leggere Freud come uno dei punti di partenza della riflessione psicoanalitica sulla relazione primaria, piuttosto che utilizzare la sua teoria per sostenere direttamente le attuali conoscenze empiriche sull’attaccamento.

Winnicott e la madre sufficientemente buona

È soprattutto con Donald W. Winnicott che il concetto di funzione materna assume una formulazione particolarmente influente.

Winnicott introduce l’idea di **“madre sufficientemente buona”** (*good-enough mother*): non una madre perfetta, capace di rispondere sempre in maniera impeccabile, ma una figura che riesce inizialmente ad adattarsi in modo sufficientemente sensibile ai bisogni del bambino e che, progressivamente, può permettere una maggiore autonomia (Winnicott, 1953/1975).

Un altro concetto centrale è quello di **holding**, cioè la funzione di sostegno e contenimento fisico e psicologico che permette al bambino di sviluppare progressivamente un senso di continuità e sicurezza.

Nel modello di Winnicott, quindi, la funzione di cura non consiste nel prevenire qualsiasi frustrazione. Al contrario, una parte dello sviluppo consiste proprio nella graduale esperienza che il caregiver non può rispondere perfettamente a ogni bisogno e che il bambino può imparare, nel tempo, a tollerare l’assenza e la frustrazione senza sentirsi annientato.

La “madre sufficientemente buona” non è quindi un ideale di perfezione genitoriale. È, al contrario, un concetto che ridimensiona l’idea del genitore perfetto.

La funzione materna e la regolazione emotiva

La formulazione psicoanalitica di Winnicott trova alcuni punti di contatto, pur senza essere sovrapponibile, con la ricerca contemporanea sulla regolazione emotiva e sulla sensibilità genitoriale.

Il bambino non possiede fin dall’inizio capacità completamente mature di regolazione degli stati emotivi. Le interazioni con il caregiver contribuiscono progressivamente alla possibilità di modulare attivazione, paura, frustrazione e bisogno di conforto.

La ricerca sulla sensibilità genitoriale mostra che la capacità del caregiver di riconoscere e rispondere ai segnali del bambino è associata alla sicurezza dell’attaccamento (Madigan et al., 2024).

Un altro ambito di ricerca riguarda la **funzione riflessiva genitoriale**, cioè la capacità del genitore di rappresentarsi il bambino come una persona dotata di stati mentali, emozioni, intenzioni e desideri. Una revisione della letteratura mostra associazioni tra capacità riflessiva genitoriale, qualità del caregiving e sviluppo dell’attaccamento e della regolazione emotiva del bambino (Camoirano, 2017).

In questo senso, la cura non consiste soltanto nel soddisfare bisogni fisici, ma anche nel cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo.

Klein e la dimensione materna nella psicoanalisi

Melanie Klein sviluppò una prospettiva differente, concentrata soprattutto sulla vita psichica precoce e sulle relazioni oggettuali.

Nella teoria kleiniana, le prime relazioni con gli oggetti significativi — in particolare con il seno materno come oggetto parziale — assumono un ruolo importante nella costruzione della vita psichica. Klein descrive il modo in cui il bambino organizza progressivamente esperienze di amore, frustrazione, aggressività e riparazione (Klein, 1948).

Il valore storico di questa prospettiva è rilevante, ma è importante distinguere la teoria psicoanalitica dalle evidenze empiriche contemporanee. I concetti kleiniani non costituiscono infatti descrizioni neuropsicologiche direttamente verificabili attraverso gli attuali strumenti della ricerca.

Il contributo di Klein può essere letto soprattutto come una teoria dello sviluppo della vita emotiva e delle relazioni oggettuali.

Jung e l’archetipo della Grande Madre

Anche Carl Gustav Jung ha attribuito un’importanza centrale alla simbologia materna, ma da una prospettiva molto diversa.

Nel pensiero junghiano, la **Grande Madre** appartiene alla teoria degli archetipi e rappresenta una figura simbolica associata a nutrimento, protezione, generatività e accoglienza, ma anche ai suoi possibili aspetti ambivalenti e minacciosi (Jung, 1959).

La terra, l’acqua, la casa e alcune figure religiose o mitologiche possono assumere, nella lettura junghiana, significati riconducibili alla simbologia materna.

Anche in questo caso, però, è importante distinguere il piano teorico e simbolico da quello empirico. L’idea junghiana di archetipo non è un costrutto equivalente alla sensibilità del caregiver studiata dalla psicologia dello sviluppo.

Il materno non appartiene esclusivamente alla madre

Uno degli aspetti più interessanti del concetto di funzione materna è proprio la possibilità di separare la funzione dal ruolo biologico.

La ricerca contemporanea sull’attaccamento mostra che i bambini possono sviluppare relazioni significative con più caregiver. La meta-analisi di Madigan e colleghi ha trovato associazioni positive tra sensibilità sia materna sia paterna e sicurezza dell’attaccamento, con dimensioni dell’effetto comparabili (Madigan et al., 2024).

Anche la ricerca comparativa sull’attaccamento a madri e padri mostra che le differenze medie nella sicurezza dell’attaccamento sono contenute e che le relazioni con entrambi i genitori possono costituire importanti fonti di sicurezza (Pinquart, 2022).

È quindi preferibile parlare di **funzioni di caregiving** e di qualità delle relazioni piuttosto che attribuire a un solo genere la capacità di proteggere, contenere o accudire.

Un padre, un nonno, un educatore o un altro caregiver significativo possono svolgere funzioni fondamentali di cura. Ciò che conta è la qualità della relazione, la disponibilità e la capacità di rispondere ai bisogni del bambino.

La funzione materna nella relazione terapeutica

Il linguaggio della “funzione materna” è stato utilizzato anche per descrivere alcuni aspetti della relazione psicoterapeutica, soprattutto all’interno delle tradizioni psicoanalitiche e psicodinamiche.

Un terapeuta può offrire uno spazio caratterizzato da continuità, ascolto, attenzione e capacità di contenimento. Tuttavia, parlare di una funzione “materna” del terapeuta deve essere fatto con cautela: la psicoterapia non consiste nel sostituire una figura genitoriale né nel riparare direttamente le esperienze infantili attraverso una nuova relazione genitore-figlio.

Il terapeuta offre invece una relazione professionale con confini, obiettivi e responsabilità specifiche.

La ricerca contemporanea sulla relazione terapeutica mostra che empatia, alleanza e qualità della relazione sono associate agli esiti della psicoterapia (Norcross & Lambert, 2018). Questi risultati possono dialogare con alcuni aspetti della tradizione psicoanalitica, ma non dimostrano che la psicoterapia costituisca una forma di “maternage riparativo” in senso letterale.

Dal materno alla cura nelle relazioni adulte

La funzione di cura non scompare con l’infanzia.

Nelle relazioni adulte continuiamo a ricercare persone capaci di offrire sostegno nei momenti di vulnerabilità e, allo stesso tempo, possiamo assumere una funzione di caregiving nei confronti delle persone a cui siamo legati.

La teoria dell’attaccamento distingue infatti il sistema di attaccamento dal sistema di caregiving: il primo riguarda la ricerca di sicurezza, mentre il secondo riguarda la disponibilità a offrire protezione e sostegno a una persona significativa (Feeney & Collins, 2015).

Questo permette di leggere la cura non come una caratteristica esclusivamente materna, ma come una dimensione fondamentale delle relazioni umane.

Prendersi cura significa poter riconoscere la vulnerabilità dell’altro senza annullarla, offrire sostegno senza sostituirsi alla persona e mantenere contemporaneamente il rispetto della sua autonomia.

In conclusione

La “dimensione materna” può essere un concetto utile per descrivere una funzione di cura, protezione e contenimento che ha avuto un ruolo centrale nella tradizione psicoanalitica e che può essere messa in dialogo con la ricerca contemporanea sul caregiving e sull’attaccamento.

La ricerca empirica mostra che la sensibilità dei caregiver è associata alla sicurezza dell’attaccamento e che questa relazione riguarda sia madri sia padri (Madigan et al., 2024). Le prime esperienze sono importanti, ma non determinano rigidamente il futuro: le relazioni successive continuano a offrire possibilità di sviluppo e cambiamento.

Winnicott ci ricorda, sul piano teorico, che il compito del caregiver non consiste nell’essere perfetto, ma nel fornire una base sufficientemente sicura dalla quale il bambino possa progressivamente sviluppare la propria autonomia.

In questo senso, il valore più attuale del “materno” non sta nel legarlo necessariamente alla figura della madre, ma nel riconoscere quanto ogni essere umano abbia bisogno, in momenti diversi della vita, di relazioni nelle quali sentirsi visto, ascoltato e sufficientemente al sicuro.

Prendersi cura dell’altro non significa impedire ogni sofferenza o risolvere ogni problema. Significa offrire una presenza capace di sostenere la persona mentre costruisce, progressivamente, la propria capacità di stare nel mondo.

Bibliografia

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Bowlby, J. (1988). A Secure Base: Parent-Child Attachment and Healthy Human Development. Routledge.

Camoirano, A. (2017). Mentalizing makes parenting work: A review about parental reflective functioning and clinical interventions to improve it. Frontiers in Psychology, 8, 14. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2017.00014

Feeney, B. C., & Collins, N. L. (2015). A new look at social support: A theoretical perspective on thriving through relationships. Personality and Social Psychology Review, 19(2), 113–147. https://doi.org/10.1177/1088868314544222

Freud, S. (1953). Three essays on the theory of sexuality. In J. Strachey (Ed. & Trans.), The Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud (Vol. 7, pp. 123–245). Hogarth Press. (Original work published 1905)

Jung, C. G. (1959). The Archetypes and the Collective Unconscious. In The Collected Works of C. G. Jung, Vol. 9, Part 1. Routledge & Kegan Paul.

Klein, M. (1948). Contributions to Psycho-Analysis 1921–1945. Hogarth Press.

Madigan, S., Deneault, A.-A., Duschinsky, R., Bakermans-Kranenburg, M. J., Schuengel, C., van IJzendoorn, M. H., Ly, A., Fearon, R. M. P., Eirich, R., & Verhage, M. L. (2024). Maternal and paternal sensitivity: Key determinants of child attachment security examined through meta-analysis. Psychological Bulletin, 150(7), 839–872. https://doi.org/10.1037/bul0000433

Norcross, J. C., & Lambert, M. J. (2018). Psychotherapy relationships that work III. Psychotherapy, 55(4), 303–315. https://doi.org/10.1037/pst0000193

Pinquart, M. (2022). Attachment security to mothers and fathers: A meta-analysis on mean-level differences and correlations of behavioural measures. Infant and Child Development, 31(6), e2364. https://doi.org/10.1002/icd.2364

Winnicott, D. W. (1975). Through Paediatrics to Psycho-Analysis: Collected Papers. Karnac. (Original works published 1953 and later)

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