Disturbi del Comportamento Alimentare e festività: come gestire i pensieri intrusivi sul cibo?
9 Dicembre 2024

Disturbi del Comportamento Alimentare e festività: come gestire i pensieri intrusivi sul cibo?

Il Natale può essere un periodo piacevole, ma anche particolarmente complesso dal punto di vista emotivo. Per chi soffre di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, le festività possono rappresentare una sfida significativa.

Pranzi e cene più frequenti, cambiamenti della routine quotidiana, occasioni sociali, disponibilità di alimenti diversi dal solito e conversazioni sul peso o sul cibo possono aumentare l’attenzione nei confronti dell’alimentazione e del corpo. A questi elementi possono aggiungersi il confronto con gli altri, il timore del giudizio e la pressione sociale a vivere le feste come un momento necessariamente sereno e conviviale.

Anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge-eating disorder sono disturbi differenti, con caratteristiche specifiche e differenti modalità di manifestazione. Anche all’interno della stessa diagnosi, inoltre, l’esperienza può variare notevolmente da persona a persona (American Psychiatric Association, 2023).

È importante precisare che l’obesità non è classificata come disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, pur potendo essere presente insieme a un disturbo alimentare e richiedere una valutazione clinica specifica (American Psychiatric Association, 2023).

Perché le festività possono essere particolarmente difficili?

Una delle caratteristiche dei disturbi alimentari è la forte quantità di spazio mentale che possono occupare pensieri relativi al cibo, al peso, alla forma corporea e al controllo dell’alimentazione.

Uno studio qualitativo basato su diari quotidiani di persone in fase di recovery ha mostrato come i pensieri legati al disturbo possano continuare a essere presenti anche quando i comportamenti alimentari sono migliorati. Gli eventi sociali con presenza di cibo venivano spesso anticipati con ansia e accompagnati da confronti sulle porzioni, preoccupazione per il peso e successivi impulsi alla restrizione. Nel racconto di alcuni partecipanti compariva esplicitamente anche l’ansia legata al periodo natalizio (McCombie et al., 2024).

Questo aiuta a comprendere perché una cena di Natale possa essere vissuta in maniera molto diversa da chi soffre di un disturbo alimentare rispetto agli altri commensali.

Non è necessariamente il cibo in sé a costituire l’unica fonte di disagio. Possono diventare difficili anche l’essere osservati mentre si mangia, confrontare il proprio piatto con quello degli altri, ascoltare commenti sulle quantità consumate, sentir parlare di diete o dell’intenzione di “rimediare” dopo le feste oppure ricevere osservazioni sul proprio corpo.

Quando prevalgono restrizione e paura di aumentare di peso

Nelle persone con anoressia nervosa o con una marcata sintomatologia restrittiva, i pasti delle festività possono generare una forte ansia anticipatoria.

La presenza di alimenti percepiti come particolarmente calorici o difficili da controllare, l’impossibilità di conoscere esattamente ingredienti e quantità oppure il semplice cambiamento della routine alimentare possono aumentare la preoccupazione per il peso e il bisogno di controllo.

Possono così intensificarsi comportamenti come la restrizione, l’evitamento di determinati alimenti, il controllo rigido delle quantità o l’attività fisica utilizzata in maniera compensatoria.

Nei disturbi alimentari, infatti, le preoccupazioni relative a peso e forma corporea e le forme estreme di restrizione alimentare possono contribuire al mantenimento della psicopatologia. Proprio per questo gli interventi psicologici evidence-based lavorano anche sulla regolarità dell’alimentazione, sulla rigidità delle regole alimentari e sulle preoccupazioni relative al corpo e al peso (National Institute for Health and Care Excellence [NICE], 2017).

È inoltre importante ricordare che l’anoressia nervosa non è semplicemente una questione di “vedersi grassi”. La psicopatologia è più articolata e comprende paura dell’aumento di peso, comportamenti persistenti che interferiscono con il recupero ponderale e un’eccessiva influenza del peso e della forma corporea sulla valutazione di sé.

Bulimia nervosa: abbuffate e comportamenti compensatori

Nella bulimia nervosa, le abbuffate ricorrenti sono accompagnate da comportamenti compensatori finalizzati a contrastare l’aumento di peso, come vomito autoindotto, digiuno, attività fisica eccessiva o uso improprio di lassativi e altri farmaci.

Durante le festività, la presenza di grandi quantità di cibo, l’alterazione delle abitudini e l’idea di aver “mangiato troppo” possono aumentare il rischio di entrare nel ciclo costituito da restrizione, abbuffata, senso di colpa e compensazione.

Le linee guida per il trattamento della bulimia nervosa sottolineano proprio l’importanza di ristabilire una modalità regolare di alimentazione e di intervenire sulla restrizione estrema, sulle preoccupazioni per peso e forma corporea e sulla tendenza a ricorrere alle abbuffate in risposta a pensieri ed emozioni difficili (NICE, 2017).

Le condotte di eliminazione non sono prive di rischi. Il vomito autoindotto e l’uso improprio di lassativi o diuretici possono determinare complicanze mediche importanti, tra cui alterazioni elettrolitiche, problemi renali e gastrointestinali e, nel caso del vomito ripetuto, danni dentali ed esofagei (Nitsch et al., 2021; Puckett et al., 2023).

Per questo la presenza di condotte compensatorie richiede una valutazione professionale e, quando necessario, anche un monitoraggio medico.

Binge-eating disorder e paura di perdere il controllo

Nel binge-eating disorder, le abbuffate avvengono senza le condotte compensatorie regolari che caratterizzano la bulimia nervosa.

Anche in questo caso le festività possono essere accompagnate da pensieri anticipatori come: “Devo controllarmi”, “non devo esagerare” oppure “se comincio a mangiare non riuscirò più a fermarmi”.

Il tentativo di prepararsi ai pasti festivi attraverso una forte restrizione può però diventare esso stesso problematico.

Una recente revisione della letteratura sulla relazione tra restrizione alimentare e binge eating ha rilevato che numerosi studi associano forme rigide di restrizione a una maggiore probabilità di abbuffate, soprattutto in presenza di emozioni negative e impulsività, pur sottolineando che la relazione non è semplice né necessariamente causale in tutti gli individui (Casari et al., 2026).

Anche per il binge-eating disorder le linee guida raccomandano interventi psicologici specificamente rivolti al disturbo e sottolineano l’importanza di sviluppare una modalità alimentare regolare piuttosto che concentrare il trattamento esclusivamente sul peso corporeo (American Psychiatric Association, 2023; NICE, 2017).

Emozioni, pensieri e comportamento alimentare

Le festività possono amplificare anche emozioni che apparentemente hanno poco a che fare con il cibo: solitudine, conflitti familiari, vergogna, tristezza, ansia, rabbia o senso di inadeguatezza.

La ricerca mostra una relazione significativa tra difficoltà di regolazione emotiva e psicopatologia alimentare. Una network meta-analysis comprendente 104 studi ha evidenziato in particolare una forte associazione tra sintomatologia dei disturbi alimentari, ruminazione e difficoltà nell’accettare i propri stati emotivi (Leppanen et al., 2022).

Questo non significa però che il disturbo alimentare sia semplicemente “un problema emotivo mascherato dal cibo”. Anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge-eating disorder sono condizioni complesse e multifattoriali nelle quali interagiscono componenti psicologiche, biologiche, interpersonali e socioculturali.

Imparare a riconoscere ciò che si sta provando può tuttavia aiutare a distinguere un’emozione dal comportamento automatico che talvolta la segue.

Il peso delle conversazioni sul corpo e sul cibo

A tavola, durante le feste, sono frequenti frasi apparentemente innocue come “domani dieta”, “questo fa ingrassare”, “ne hai mangiato tanto”, “sei dimagrito” oppure commenti sul corpo proprio o altrui.

Per una persona vulnerabile a un disturbo alimentare queste conversazioni possono rappresentare tutt’altro che un elemento neutro.

Gli studi sul weight talk e sul body talk hanno rilevato associazioni tra commenti familiari sul peso, insoddisfazione corporea, comportamenti alimentari disfunzionali e abbuffate (Neumark-Sztainer et al., 2010). Ricerche successive hanno inoltre mostrato che il body talk negativo di familiari e coetanei è associato a maggiore paura della valutazione negativa e ad atteggiamenti più problematici verso il corpo e l’alimentazione (Barbeau, Carbonneau & Pelletier, 2022).

Ridurre durante le festività le conversazioni su diete, calorie, aumento di peso e aspetto fisico può quindi contribuire a creare un ambiente più rispettoso, non soltanto per chi ha una diagnosi di disturbo alimentare, ma per tutti.

Come affrontare le festività

Non esiste una strategia valida per ogni persona. Chi è già seguito per un disturbo alimentare dovrebbe innanzitutto concordare con il proprio terapeuta, medico o professionista della nutrizione come affrontare i cambiamenti di routine e le situazioni potenzialmente difficili.

Alcuni principi generali possono tuttavia essere utili:

  • Evitare compensazioni improvvisate. Saltare pasti o ridurre drasticamente l’alimentazione prima o dopo una festa può rinforzare rigidità, restrizione e preoccupazione per il cibo. Per chi è in trattamento, è preferibile mantenere il programma alimentare concordato con l’équipe.
  • Prepararsi alle situazioni difficili. Pensare in anticipo a quali momenti potrebbero creare maggiore ansia può permettere di individuare strategie concordate con il terapeuta e persone alle quali chiedere supporto.
  • Limitare il diet-talk e il body-talk. È legittimo chiedere di non parlare del proprio peso, delle proprie porzioni o del proprio corpo e spostare la conversazione su altri argomenti.
  • Utilizzare il supporto delle persone fidate. Le relazioni sociali possono rappresentare sia una fonte di stress sia un importante fattore di sostegno. Lo studio di McCombie e colleghi mostra proprio questa doppia funzione: alcune situazioni sociali amplificavano i pensieri alimentari, mentre altre aiutavano i partecipanti a sentirsi sostenuti nella recovery (McCombie et al., 2024).
  • Riconoscere pensieri ed emozioni senza trasformarli automaticamente in azioni. Un pensiero come “ho mangiato troppo” non obbliga a restringere il pasto successivo; così come l’ansia o la vergogna possono essere riconosciute e condivise senza dover necessariamente ricorrere a un comportamento alimentare disfunzionale.
  • Accettare una certa dose di imprevedibilità. Le festività modificano inevitabilmente orari, routine e situazioni sociali. Nel percorso terapeutico può essere importante lavorare gradualmente anche sulla flessibilità, evitando che ogni variazione venga interpretata come perdita di controllo o fallimento.

Un singolo pasto non rappresenta un fallimento

Un aspetto particolarmente importante riguarda il pensiero del “tutto o nulla”.

Nei disturbi alimentari può accadere che una variazione rispetto alle proprie aspettative venga vissuta come una perdita completa del controllo: “ormai ho rovinato tutto”, “ho fallito”, “da domani devo compensare”.

Questi pensieri possono alimentare ulteriormente comportamenti disfunzionali.

Un singolo pasto, una giornata differente dal solito o una situazione affrontata con maggiore difficoltà non cancellano il percorso compiuto fino a quel momento. Nella recovery è più utile osservare ciò che è accaduto, comprenderne le difficoltà e riprendere il percorso concordato con i professionisti che seguono la persona.

La recovery dai disturbi alimentari, infatti, non è necessariamente un processo lineare. Gli studi sulle esperienze quotidiane delle persone in remissione mostrano come pensieri legati al disturbo possano riemergere in periodi di stress, ansia o cambiamento senza che questo equivalga automaticamente a un ritorno al punto di partenza (McCombie et al., 2024).

Chiedere aiuto

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono condizioni psicologiche serie che possono avere conseguenze importanti sia sulla salute mentale sia su quella fisica.

Non è quindi necessario aspettare che i sintomi diventino estremamente gravi prima di chiedere aiuto.

Le principali linee guida raccomandano una valutazione specialistica e un trattamento adeguato al tipo di disturbo, all’età, alle condizioni mediche e alle caratteristiche della persona. Nei quadri più complessi può essere necessario un intervento multidisciplinare che coinvolga professionisti della salute mentale, medici e professionisti esperti nella nutrizione clinica (American Psychiatric Association, 2023; NICE, 2017).

In conclusione

Le festività possono rappresentare un periodo particolarmente impegnativo per chi vive o ha vissuto un disturbo alimentare. L’aumento delle occasioni sociali, la centralità del cibo, i cambiamenti della routine e le conversazioni su corpo e peso possono rendere più presenti pensieri e comportamenti legati al disturbo.

Questo non significa però che sia necessario rinunciare alla dimensione relazionale delle feste.

Prepararsi alle situazioni più difficili, ridurre il diet-talk e i commenti sul corpo, cercare il sostegno di persone fidate e mantenere il percorso terapeutico concordato possono contribuire ad attraversare questo periodo con maggiore consapevolezza.

Soprattutto, provare ansia o incontrare una difficoltà durante le festività non significa aver fallito. Il percorso di cura non consiste nell’affrontare ogni situazione perfettamente, ma nel costruire progressivamente modalità più flessibili e meno condizionate dal disturbo per stare con il cibo, con il proprio corpo e con gli altri.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2023). The American Psychiatric Association Practice Guideline for the Treatment of Patients With Eating Disorders. Washington, DC: American Psychiatric Association Publishing.

Barbeau, K., Carbonneau, N., & Pelletier, L. (2022). Family members and peers’ negative and positive body talk: How they relate to adolescent girls’ body talk and eating disorder attitudes. Body Image, 40, 213–224. doi:10.1016/j.bodyim.2021.12.010

Casari, M. A., Pires, V. P., Pureza, I. M., & Busnello, F. M. (2026). Does restriction lead to binge eating? A scoping review on restrictive diets in the development and maintenance of binge eating disorder. Nutrition Reviews, 84(1), 189–206. doi:10.1093/nutrit/nuaf163

Leppanen, J., Brown, D., McLinden, H., Williams, S., & Tchanturia, K. (2022). The role of emotion regulation in eating disorders: A network meta-analysis approach. Frontiers in Psychiatry, 13, 793094. doi:10.3389/fpsyt.2022.793094

McCombie, C., Ouzzane, H., Schmidt, U., & Lawrence, V. (2024). “Physically it was fine, I’d eat what normal people do. But it’s never like this in my head”: A qualitative diary study of daily experiences of life in recovery from an eating disorder. European Eating Disorders Review, 32(1), 46–55. doi:10.1002/erv.3018

National Institute for Health and Care Excellence. (2017). Eating disorders: recognition and treatment. NICE Guideline NG69. Updated 2020.

Neumark-Sztainer, D., Bauer, K. W., Friend, S., Hannan, P. J., Story, M., & Berge, J. M. (2010). Family weight talk and dieting: How much do they matter for body dissatisfaction and disordered eating behaviors in adolescent girls? Journal of Adolescent Health, 47(3), 270–276. doi:10.1016/j.jadohealth.2010.02.001

Nitsch, A., Dlugosz, H., Gibson, D., & Mehler, P. S. (2021). Medical complications of bulimia nervosa. Cleveland Clinic Journal of Medicine, 88(6), 333–343. doi:10.3949/ccjm.88a.20168

Puckett, L., et al. (2023). Renal and electrolyte complications in eating disorders: A comprehensive review. Journal of Eating Disorders, 11. doi:10.1186/s40337-023-00751-w

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