Superare le sfide della separazione: la prospettiva dei figli
16 Luglio 2024

Superare le sfide della separazione: la prospettiva dei figli

La separazione dei genitori rappresenta un importante cambiamento nel ciclo di vita familiare. Può comportare la riorganizzazione delle abitazioni, dei tempi di frequentazione, delle responsabilità genitoriali e delle relazioni tra i membri della famiglia.

Non è però corretto considerare la separazione, in quanto tale, come un evento necessariamente traumatico. La ricerca mostra infatti che i bambini reagiscono in maniera molto diversa alla separazione dei genitori e che una parte significativa si adatta nel tempo senza sviluppare difficoltà psicologiche persistenti (Amato, 2000; Amato, 2010).

Ciò che appare particolarmente importante è il contesto nel quale la separazione avviene: il livello di conflitto tra i genitori, la qualità delle relazioni genitore-figlio, le condizioni economiche, il benessere psicologico dei genitori e la continuità delle relazioni familiari possono contribuire a rendere la transizione più o meno difficile per i figli.

Il conflitto tra i genitori: non è il disaccordo in sé a fare la differenza

Il conflitto fa parte delle relazioni familiari e non ogni divergenza tra i genitori rappresenta un fattore di rischio per i figli.

Il problema emerge soprattutto quando il conflitto è intenso, frequente, ostile, irrisolto o coinvolge direttamente i bambini. Una meta-analisi di 169 studi ha mostrato associazioni tra diverse dimensioni della relazione interparentale e difficoltà di adattamento dei figli, con particolare rilievo per le forme ostili, disimpegnate e non costruttive di conflitto (van Eldik et al., 2020).

I bambini possono reagire al conflitto attraverso emozioni, pensieri, comportamenti e risposte fisiologiche. Una meta-analisi di Rhoades (2008) ha mostrato che queste risposte sono associate a problemi di adattamento, in particolare a sintomi internalizzanti come ansia e difficoltà emotive.

Per un bambino, quindi, non è necessariamente problematico sapere che i genitori hanno opinioni diverse. Diventa più rischioso percepire che il conflitto è permanente, imprevedibile o minaccia la stabilità della famiglia.

Quando i figli vengono coinvolti nel conflitto

Uno degli aspetti maggiormente problematici è il coinvolgimento diretto o indiretto dei figli nelle controversie tra i genitori.

Chiedere al bambino di prendere posizione, utilizzare il figlio come messaggero, parlare negativamente dell’altro genitore davanti a lui o costringerlo a scegliere da che parte stare può aumentare il senso di insicurezza e di conflitto di lealtà.

Anche la cosiddetta role diffusion, cioè l’attribuzione al figlio di responsabilità che appartengono agli adulti, può rappresentare un fattore di rischio. Una meta-analisi su 115 campioni e oltre 24.800 famiglie separate ha mostrato che diverse dimensioni della genitorialità mediano il rapporto tra conflitto interparentale e difficoltà di adattamento dei figli; tra queste, la role diffusion è risultata particolarmente rilevante (van Dijk et al., 2020).

Il bambino deve poter rimanere figlio. Non dovrebbe essere chiamato a diventare mediatore, giudice, confidente o alleato di uno dei genitori.

Come possono reagire i bambini?

Le reazioni alla separazione possono essere molto diverse in funzione dell’età, della personalità, delle risorse disponibili e delle caratteristiche della situazione familiare.

Alcuni bambini possono manifestare tristezza, ansia, irritabilità o senso di colpa. Altri possono mostrare difficoltà di concentrazione, problemi comportamentali, ritiro sociale o maggiore conflittualità.

In alcuni casi possono comparire difficoltà nel sonno, nell’alimentazione o nel rendimento scolastico. Questi segnali non indicano necessariamente una patologia, ma possono rappresentare una risposta allo stress che merita attenzione quando è intensa, persistente o interferisce significativamente con la vita quotidiana.

Le ricerche mostrano infatti che, rispetto ai figli di genitori non separati, i figli di genitori divorziati presentano mediamente maggiori difficoltà in alcuni indicatori di adattamento, ma le differenze tra i gruppi sono generalmente contenute e vi è una notevole sovrapposizione tra le esperienze individuali (Amato, 2000; Amato, 2010).

Non esiste quindi un unico “effetto della separazione”: esistono bambini che attraversano la transizione con difficoltà importanti, altri che mostrano reazioni temporanee e altri ancora che si adattano in modo relativamente positivo.

La qualità della relazione con ciascun genitore

Anche dopo la separazione, la possibilità di mantenere relazioni significative con entrambi i genitori può rappresentare una risorsa importante, quando tali relazioni sono sicure e non espongono il bambino a conflitti o situazioni dannose.

La continuità della relazione non significa necessariamente mantenere invariata la quotidianità precedente. Significa soprattutto permettere al figlio di sapere che entrambi i genitori continuano a essere presenti nella sua vita e che non deve scegliere tra loro.

La ricerca sul coparenting mostra che la cooperazione tra i genitori è associata all’adattamento dei figli. Una meta-analisi di 59 studi ha trovato associazioni tra qualità del coparenting e diversi indicatori di adattamento infantile, comprese difficoltà internalizzanti ed esternalizzanti, funzionamento sociale e attaccamento (Teubert & Pinquart, 2010).

La priorità non è quindi ricostruire una “famiglia come prima”, ma costruire una nuova organizzazione familiare nella quale il bambino possa continuare a sentirsi figlio di entrambi.

Il ruolo della genitorialità dopo la separazione

La separazione può rendere più difficile mantenere continuità e coerenza educativa. I genitori possono avere opinioni diverse sulle regole, sui tempi, sulle responsabilità e sulle modalità educative.

Le differenze tra i genitori non sono necessariamente problematiche. Diventano più rischiose quando sono molto marcate, imprevedibili o utilizzate come ulteriore terreno di conflitto.

La meta-analisi di van Dijk e colleghi (2020) mostra infatti che alcune dimensioni della genitorialità, tra cui supporto, ostilità, intrusività e qualità della relazione genitore-figlio, contribuiscono a spiegare il rapporto tra conflitto interparentale e adattamento dei figli.

Per questo, quando possibile, è utile mantenere alcune coordinate educative condivise: regole comprensibili, aspettative realistiche, attenzione ai bisogni evolutivi e una comunicazione che non trasformi le differenze educative in una competizione tra genitori.

Rassicurare i figli senza negare la realtà

Durante una separazione è importante che i bambini ricevano informazioni adeguate alla loro età e possano porre domande.

Una comunicazione efficace non significa promettere che nulla cambierà. Significa spiegare ciò che è possibile spiegare, riconoscere le emozioni del bambino e chiarire ciò che rimarrà stabile.

Può essere importante rassicurarlo su alcuni aspetti fondamentali: la separazione non è responsabilità sua, entrambi i genitori continuano a volergli bene e gli adulti si occuperanno delle decisioni che lo riguardano.

Non è invece necessario raccontare ai figli tutti i dettagli del conflitto di coppia. La protezione del bambino passa anche dalla capacità degli adulti di mantenere separati il piano della relazione coniugale o di coppia e quello della relazione genitoriale.

Il ruolo del supporto sociale e professionale

Le risorse disponibili intorno alla famiglia possono influenzare la capacità di affrontare la transizione.

Condizioni economiche difficili, isolamento sociale, problemi di salute mentale dei genitori e assenza di una rete di sostegno possono rendere più complesso il processo di adattamento. Al contrario, una rete di familiari, amici, scuola e servizi può contribuire a mantenere continuità e stabilità.

Quando il conflitto è elevato o persistente, può essere utile un intervento professionale. Psicologi, psicoterapeuti, mediatori familiari e altri professionisti possono aiutare la famiglia a distinguere i problemi della coppia da quelli della genitorialità e a ridurre il coinvolgimento dei figli nelle controversie.

L’obiettivo non è necessariamente fare in modo che i genitori tornino ad avere una relazione positiva tra loro. In alcune situazioni può essere più realistico e utile costruire una modalità di coparenting sufficientemente funzionale, nella quale le decisioni relative ai figli possano essere gestite senza esporli continuamente al conflitto.

La resilienza dei figli

Parlare delle possibili difficoltà associate alla separazione non significa considerare i figli come necessariamente destinati a soffrire.

La ricerca mostra una notevole variabilità nelle traiettorie di adattamento. Le risorse individuali, la qualità delle relazioni con i genitori, il supporto sociale e la capacità della famiglia di ridurre il conflitto possono contribuire a favorire percorsi di adattamento positivo (Amato, 2000; Amato, 2010).

La resilienza non significa che il bambino non provi dolore. Significa che può attraversare una fase difficile e continuare a sviluppare competenze, relazioni e progetti personali.

In questo senso, la separazione può rappresentare una transizione impegnativa senza diventare necessariamente un evento che determina il futuro psicologico del figlio.

In conclusione

La separazione dei genitori modifica profondamente l’organizzazione della famiglia, ma non determina automaticamente un esito negativo per i figli.

Ciò che la ricerca suggerisce con maggiore chiarezza è che il rischio non dipende semplicemente dal fatto che i genitori si separino. Assumono un ruolo centrale la qualità della relazione interparentale, il livello e le modalità del conflitto, la qualità della genitorialità, la possibilità di mantenere relazioni significative con i figli e le risorse sociali disponibili (Amato, 2010; van Dijk et al., 2020; van Eldik et al., 2020).

Per questo, quando una coppia decide di separarsi, una delle responsabilità più importanti consiste nel proteggere i figli dal conflitto degli adulti.

Significa permettere loro di continuare ad amare entrambi i genitori senza sentirsi traditori, evitare di chiedere loro di scegliere, mantenere per quanto possibile continuità e prevedibilità e ascoltare le loro emozioni senza caricarli delle decisioni degli adulti.

Separarsi come coppia non significa smettere di essere genitori.

La possibilità di costruire una nuova organizzazione familiare nella quale il figlio possa sentirsi protetto, ascoltato e libero di mantenere il proprio legame con entrambi i genitori rappresenta uno dei principali fattori che possono favorire un adattamento positivo alla separazione.

Bibliografia

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Amato, P. R. (2010). Research on divorce: Continuing trends and new developments. Journal of Marriage and Family, 72(3), 650–666. https://doi.org/10.1111/j.1741-3737.2010.00723.x

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Rhoades, K. A. (2008). Children’s responses to interparental conflict: A meta-analysis of their associations with child adjustment. Child Development, 79(6), 1942–1956. https://doi.org/10.1111/j.1467-8624.2008.01235.x

Teubert, D., & Pinquart, M. (2010). The association between coparenting and child adjustment: A meta-analysis. Parenting: Science and Practice, 10(4), 286–307. https://doi.org/10.1080/15295192.2010.492040

van Dijk, R., van der Valk, I. E., Deković, M., & Branje, S. (2020). A meta-analysis on interparental conflict, parenting, and child adjustment in divorced families: Examining mediation using meta-analytic structural equation models. Clinical Psychology Review, 79, 101861. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2020.101861

van Eldik, W. M., de Haan, A. D., Parry, L. Q., Davies, P. T., Luijk, M. P. C. M., Arends, L. R., & Prinzie, P. (2020). The interparental relationship: Meta-analytic associations with children’s maladjustment and responses to interparental conflict. Psychological Bulletin, 146(7), 553–594. https://doi.org/10.1037/bul0000233

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