Il patto implicito e la costruzione del legame di coppia
22 Ottobre 2024

Il patto implicito e la costruzione del legame di coppia

La formazione di una coppia è un processo dinamico e complesso. Due persone non portano nella relazione soltanto attrazione e sentimenti, ma anche la propria storia, le esperienze familiari precedenti, le aspettative sull’amore, i bisogni affettivi e il modo in cui hanno imparato a vivere la vicinanza, la fiducia e l’autonomia.

Quando una relazione diventa significativa, questi elementi iniziano progressivamente a intrecciarsi, contribuendo alla costruzione di una realtà nuova: la coppia.

La ricerca sulle relazioni romantiche mostra infatti che la qualità e la stabilità di un legame non dipendono da una singola caratteristica dei partner, ma da molteplici processi che riguardano attaccamento, aspettative, fiducia, comunicazione, capacità di rispondere ai bisogni dell’altro, gestione dello stress e investimento nella relazione (Mikulincer et al., 2002; Ogolsky et al., 2017).

Cosa portiamo con noi quando entriamo in una relazione?

Ogni persona entra in una relazione con una propria storia.

Le esperienze vissute nelle relazioni significative contribuiscono nel tempo alla costruzione di aspettative rispetto a sé stessi e agli altri: quanto possiamo fidarci di qualcuno, quanto è possibile chiedere aiuto, quanto è rischioso dipendere da un’altra persona e quanto possiamo aspettarci che qualcuno risponda ai nostri bisogni.

La teoria dell’attaccamento parla, a questo proposito, di modelli operativi interni: rappresentazioni di sé e degli altri costruite attraverso le esperienze relazionali e utilizzate come riferimento nelle relazioni successive (Simpson & Rholes, 2017).

Questi modelli assumono particolare importanza nelle situazioni di stress. Una persona può, per esempio, aspettarsi che il partner sia disponibile nei momenti di difficoltà oppure temere di essere abbandonata; può ricercare intensamente vicinanza e rassicurazione oppure, al contrario, tendere a ridurre il coinvolgimento emotivo e fare affidamento soprattutto su sé stessa.

La letteratura sull’attaccamento adulto mostra che ansia e evitamento nell’attaccamento sono associati, in media, a differenti modalità di regolazione emotiva e a una minore qualità percepita delle relazioni romantiche (Li & Chan, 2012; Simpson & Rholes, 2017).

È importante tuttavia non trasformare queste associazioni in un destino.

La storia infantile influenza il modo in cui possiamo vivere le relazioni, ma non determina rigidamente quale partner sceglieremo né come evolverà la nostra vita affettiva. Le esperienze successive e la qualità della relazione attuale possono modificare aspettative e modalità relazionali consolidate.

Scegliamo un partner per colmare ciò che ci è mancato?

È frequente, soprattutto nel linguaggio psicologico divulgativo, affermare che scegliamo inconsciamente il partner per colmare le carenze della nostra infanzia.

L’idea coglie un aspetto clinicamente interessante, ma è troppo semplice se formulata come regola generale.

Le ricerche sulla scelta del partner mostrano che le persone possiedono aspettative e rappresentazioni del partner ideale e della relazione desiderata. Queste riguardano dimensioni quali calore e affidabilità, attrazione e vitalità, status e risorse, ma anche intimità e lealtà all’interno della relazione (Fletcher & Simpson, 2000; Campbell & Fletcher, 2015).

La storia personale, le esperienze precedenti, la cultura e le caratteristiche individuali possono contribuire alla formazione di questi ideali.

Tuttavia, la ricerca non dimostra che le persone scelgano sistematicamente un partner “opposto” o complementare alle proprie ferite. Gli studi sul rapporto tra stile di attaccamento e scelta del partner forniscono risultati più complessi: sono state trovate evidenze sia di preferenze per partner simili sia per partner percepiti come capaci di offrire maggiore sicurezza, mentre la semplice ipotesi della complementarità non spiega da sola la formazione delle coppie (Holmes & Johnson, 2009).

È quindi più corretto affermare che la nostra storia contribuisce a costruire ciò che cerchiamo, ciò che temiamo e ciò che ci aspettiamo da una relazione, senza determinare in maniera automatica la scelta del partner.

Aspettative e realtà della relazione

Quando entriamo in una relazione non incontriamo soltanto una persona reale. Incontriamo anche ciò che ci aspettavamo che una relazione fosse.

Secondo l’Ideal Standards Model, le persone possiedono standard relativi al partner e alla relazione ideale e tendono a confrontarli, più o meno consapevolmente, con ciò che sperimentano nella relazione reale (Fletcher & Simpson, 2000).

Quanto maggiore è la percezione di corrispondenza tra ciò che riteniamo importante e ciò che troviamo nel partner e nella relazione, tanto più favorevole tende a essere la valutazione del rapporto.

Questo non significa che il partner debba corrispondere perfettamente a un ideale.

Gli standard personali possono essere modificati dall’esperienza e la relazione stessa contribuisce a trasformare le aspettative dei partner. La coppia è quindi il luogo nel quale desideri, aspettative e realtà vengono continuamente messi a confronto e rinegoziati.

La coppia come sistema di interdipendenza

Quando una relazione diventa stabile, le decisioni di una persona iniziano inevitabilmente ad avere conseguenze anche per l’altra.

Organizzare il tempo, scegliere dove vivere, gestire il denaro, mantenere amicizie, occuparsi della casa, decidere se avere figli o affrontare un cambiamento professionale sono scelte che progressivamente assumono una dimensione condivisa.

La ricerca sulle relazioni utilizza il concetto di interdipendenza proprio per descrivere questa condizione: nelle relazioni intime, il benessere, le scelte e i comportamenti dei due partner diventano in parte reciprocamente dipendenti (Ogolsky et al., 2017).

Entrare in una relazione comporta quindi un processo di negoziazione tra due esigenze entrambe legittime: mantenere la propria individualità e costruire qualcosa insieme.

Questo non implica necessariamente una “rinuncia all’autonomia”. Una relazione funzionale non richiede la cancellazione delle differenze individuali. Richiede piuttosto di costruire un equilibrio nel quale sia possibile considerare contemporaneamente i bisogni personali e quelli della relazione.

Il compromesso diventa problematico quando è sistematicamente unilaterale o quando uno dei partner deve rinunciare stabilmente ad aspetti essenziali della propria identità per mantenere il rapporto.

Il partner come figura di sicurezza

Una relazione di coppia significativa può diventare anche una relazione di attaccamento.

Il partner può rappresentare una persona alla quale rivolgersi nei momenti di difficoltà, dalla quale cercare conforto e con la quale condividere situazioni percepite come minacciose o stressanti (Mikulincer et al., 2002).

La sensazione che il partner sia disponibile e risponda adeguatamente ai nostri bisogni è strettamente collegata alla sicurezza sperimentata nella relazione.

Un concetto particolarmente studiato è quello di perceived partner responsiveness, cioè la percezione che il partner comprenda ciò che proviamo e desideriamo, riconosca come legittima la nostra esperienza e si interessi al nostro benessere.

La responsiveness è considerata uno dei processi fondamentali attraverso cui si costruiscono e mantengono intimità e vicinanza nelle relazioni romantiche (Arican-Dinc & Gable, 2023).

Non significa che il partner debba soddisfare ogni bisogno o essere sempre d’accordo. Significa poter fare esperienza di una relazione nella quale ci si sente sufficientemente riconosciuti, compresi e considerati.

Il patto di coppia secondo Scabini e Cigoli

È all’interno di questa complessità che può essere collocato il concetto di patto di coppia sviluppato da Eugenia Scabini e Vittorio Cigoli nell’ambito del modello relazionale-simbolico della famiglia.

Per gli autori, il patto coniugale non coincide semplicemente con un accordo formale. Esprime il modo in cui due persone costruiscono e organizzano il proprio legame e comprende dimensioni sia consapevoli sia meno accessibili alla consapevolezza (Scabini & Cigoli, 2000).

Nella terminologia originale degli autori si distinguono due componenti:

  • il patto dichiarato;
  • il patto segreto.

Quest’ultimo viene talvolta indicato in termini divulgativi come “patto implicito”, ma patto segreto è l’espressione utilizzata da Scabini e Cigoli.
Il funzionamento della coppia viene interpretato considerando l’intreccio fra queste due dimensioni.

Il patto dichiarato

Il patto dichiarato riguarda ciò che i partner riconoscono consapevolmente come progetto della propria relazione.

Comprende l’impegno assunto nei confronti del legame, la volontà di costruire un progetto comune e gli aspetti espliciti attraverso cui la coppia definisce sé stessa.

Può comprendere, per esempio, decisioni relative alla convivenza o al matrimonio, alla progettualità familiare, alla gestione della vita quotidiana e alle responsabilità reciproche.

Il patto dichiarato non coincide quindi soltanto con un contratto formale.

Nel modello di Scabini e Cigoli è funzionale quando viene realmente assunto dai partner e quando il progetto comune non rimane soltanto una dichiarazione esteriore, ma diventa un investimento concreto nella relazione (Scabini & Cigoli, 2000).

Il patto segreto: ciò che chiediamo alla relazione senza sempre dirlo

Più complesso è il patto segreto.

Questa dimensione riguarda l’intreccio dei bisogni, delle aspettative e degli investimenti affettivi che ciascun partner porta nel legame e che non necessariamente vengono espressi in maniera esplicita.

Possiamo entrare in una relazione desiderando, per esempio, sentirci protetti, riconosciuti, desiderati, liberi, rassicurati o valorizzati.

Non sempre questi bisogni vengono formulati attraverso una richiesta consapevole.

Una persona può aspettarsi che il partner sia costantemente disponibile senza avere mai esplicitato questa aspettativa. Un’altra può attribuire un valore fondamentale all’autonomia personale e vivere qualsiasi richiesta di vicinanza come una minaccia alla propria libertà.

La ricerca internazionale non utilizza generalmente il termine “patto segreto”, ma diversi filoni di studio mostrano quanto aspettative, modelli di attaccamento e ideali relazionali contribuiscano a organizzare l’esperienza della coppia (Fletcher & Simpson, 2000; Mikulincer et al., 2002).

Il concetto elaborato da Scabini e Cigoli può quindi essere messo in dialogo con questa letteratura, pur appartenendo a un modello teorico specifico.

Quando le aspettative implicite non coincidono

Le aspettative diventano particolarmente visibili quando vengono disattese.

“Pensavo che avresti capito che avevo bisogno di te.”

“Credevo che per te la famiglia venisse prima di tutto.”

“Pensavo che sposarsi significasse condividere ogni cosa.”

“Non avrei mai immaginato che avresti avuto bisogno di così tanto spazio.”

In questi momenti emerge che i due partner potevano avere rappresentazioni differenti della relazione senza averle mai realmente esplicitate.

La ricerca sugli standard relazionali mostra che la discrepanza percepita tra ciò che una persona desidera dalla relazione e ciò che ritiene di ricevere dal partner è associata alla valutazione della qualità della relazione (Fletcher & Simpson, 2000; Campbell & Fletcher, 2015).

Il problema non è quindi possedere aspettative. Tutti ne abbiamo.

La difficoltà nasce quando vengono considerate ovvie, universali o automaticamente condivise dall’altro.

Il patto deve poter cambiare

Una delle caratteristiche più interessanti del modello di Scabini e Cigoli riguarda proprio la flessibilità del patto.

Nel corso della vita cambiano le persone e cambiano le condizioni nelle quali la relazione esiste.

La nascita di un figlio, un cambiamento di lavoro, una malattia, la perdita di una persona significativa, l’invecchiamento, l’uscita dei figli da casa o una crisi personale possono modificare profondamente gli equilibri costruiti precedentemente.

Ciò che funzionava in una fase della relazione può non essere più adeguato in quella successiva.

Nel modello relazionale-simbolico, un patto segreto funzionale deve poter essere rilanciato e riformulato al modificarsi dei bisogni e delle attese dei partner (Scabini & Cigoli, 2000).

Questa idea trova un parallelo nella ricerca contemporanea sul relationship maintenance, che descrive il mantenimento della relazione non come conservazione passiva di un equilibrio, ma come insieme di processi attraverso cui i partner sostengono e adattano il legame nel tempo (Ogolsky et al., 2017).

Una relazione stabile non è quindi necessariamente una relazione che non cambia.

Può essere, al contrario, una relazione sufficientemente flessibile da modificarsi senza perdere la propria continuità.

Affrontare insieme stress e cambiamenti

Uno dei momenti in cui la qualità della relazione diventa particolarmente evidente è quando la coppia affronta una situazione di stress.

La ricerca parla in questo caso di dyadic coping, cioè dell’insieme dei processi attraverso cui i partner comunicano lo stress, si sostengono reciprocamente e affrontano insieme le difficoltà.

Una meta-analisi comprendente 72 campioni indipendenti e complessivamente 17.856 partecipanti ha mostrato una relazione significativa tra qualità del coping diadico e soddisfazione di coppia (Falconier et al., 2015).

In particolare, le modalità collaborative e supportive di affrontare lo stress risultavano maggiormente associate alla soddisfazione relazionale rispetto alle modalità negative o ambivalenti.

Questo dato aiuta a comprendere perché le transizioni possano costituire contemporaneamente momenti di vulnerabilità e di sviluppo.

Una difficoltà può mettere in discussione gli equilibri esistenti ma può anche richiedere alla coppia di costruire nuove modalità di collaborazione.

Non basta che il patto esista: deve essere praticabile

Il punto centrale del modello di Scabini e Cigoli non consiste quindi semplicemente nel possedere un patto dichiarato e uno segreto.

Ciò che conta è il modo in cui queste due dimensioni si incontrano.

Una coppia può dichiarare un forte impegno reciproco ma essere incapace di rispondere ai bisogni affettivi fondamentali dei partner. Oppure può possedere una forte intesa affettiva ma non riuscire a trasformarla in un progetto sufficientemente stabile e condiviso.

Per questo gli autori parlano della possibilità che il patto sia più o meno praticabile e flessibile (Scabini & Cigoli, 2000).

La solidità del legame non dipende quindi dall’immobilità delle aspettative iniziali, ma dalla possibilità di riconoscere ciò che sta cambiando e ridefinire progressivamente la relazione.

Parlare di ciò che normalmente rimane implicito

Molti conflitti di coppia non riguardano esclusivamente ciò che è accaduto, ma il significato che quell’evento assume rispetto alle aspettative sulla relazione.

Una discussione sulla gestione della casa può riguardare anche il bisogno di sentirsi considerati.

Un conflitto sulla quantità di tempo trascorso insieme può riguardare sicurezza e vicinanza.

Una discussione sull’autonomia personale può esprimere la paura di essere controllati o, dal lato opposto, quella di non essere sufficientemente importanti per il partner.

Uno dei compiti della coppia consiste quindi nel rendere progressivamente più pensabili e comunicabili alcune aspettative che inizialmente possono rimanere implicite.

Questo non significa che tutto ciò che è inconsapevole possa essere completamente verbalizzato, né che la comunicazione elimini automaticamente il conflitto.

Permette però ai partner di passare dalla convinzione che “l’altro dovrebbe sapere” alla possibilità di esplicitare maggiormente ciò di cui hanno bisogno.

La sicurezza non dipende dalla perfetta soddisfazione dei bisogni

È importante anche evitare un altro equivoco.

Una relazione sicura non è una relazione nella quale ciascun partner soddisfa continuamente ogni bisogno dell’altro.

La ricerca sulla partner responsiveness mostra che ciò che conta è soprattutto la percezione di essere compresi, validati e considerati dal partner (Arican-Dinc & Gable, 2023).

È possibile quindi dire di no, porre un limite o avere un’opinione differente mantenendo contemporaneamente una posizione responsiva nei confronti dell’altro.

La sicurezza nasce anche dalla possibilità di sperimentare che il legame può tollerare differenze, frustrazioni e momenti di distanza senza essere necessariamente distrutto.

Le ricerche sull’attaccamento mostrano infatti che le modalità con cui i partner rispondono reciprocamente alle vulnerabilità possono contribuire a ridurre o amplificare alcune manifestazioni dell’insicurezza relazionale (Overall, Pietromonaco & Simpson, 2022).

In conclusione

Ogni coppia nasce dall’incontro tra due persone, ma anche dall’incontro tra due storie, due insiemi di aspettative e due modi differenti di immaginare una relazione.

Alcune di queste aspettative sono esplicite. Altre rimangono meno consapevoli e diventano visibili soprattutto quando vengono soddisfatte o disattese.

Il modello di Scabini e Cigoli descrive efficacemente questa doppia dimensione attraverso il patto dichiarato e il patto segreto (Scabini & Cigoli, 2000).

La ricerca contemporanea sulle relazioni di coppia, pur utilizzando terminologie differenti, conferma l’importanza delle aspettative relazionali, dei modelli di attaccamento, della responsiveness, dell’interdipendenza e della capacità di affrontare insieme stress e cambiamenti (Mikulincer et al., 2002; Falconier et al., 2015; Ogolsky et al., 2017).

Costruire una relazione non significa quindi trovare qualcuno che soddisfi perfettamente i nostri bisogni né rinunciare alla nostra individualità.

Significa costruire nel tempo un legame sufficientemente sicuro e flessibile nel quale sia possibile riconoscere i bisogni propri e dell’altro, esplicitare le aspettative, affrontare le inevitabili differenze e modificare gli accordi costruiti quando la vita cambia.

La forza di una coppia non risiede nell’assenza di trasformazioni, ma nella capacità di trasformarsi insieme senza perdere il significato del legame.

Bibliografia

Arican-Dinc, B., & Gable, S. L. (2023). Responsiveness in romantic partners’ interactions. Current Opinion in Psychology, 53, 101652. https://doi.org/10.1016/j.copsyc.2023.101652

Campbell, L., & Fletcher, G. J. O. (2015). Romantic relationships, ideal standards, and mate selection. Current Opinion in Psychology, 1, 97–100. https://doi.org/10.1016/j.copsyc.2015.01.007

Falconier, M. K., Jackson, J. B., Hilpert, P., & Bodenmann, G. (2015). Dyadic coping and relationship satisfaction: A meta-analysis. Clinical Psychology Review, 42, 28–46. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2015.07.002

Fletcher, G. J. O., & Simpson, J. A. (2000). Ideal standards in close relationships: Their structure and functions. Current Directions in Psychological Science, 9(3), 102–105. https://doi.org/10.1111/1467-8721.00070

Holmes, B. M., & Johnson, K. R. (2009). Adult attachment and romantic partner preference: A review. Journal of Social and Personal Relationships, 26(6–7), 833–852. https://doi.org/10.1177/0265407509345653

Li, T., & Chan, D. K.-S. (2012). How anxious and avoidant attachment affect romantic relationship quality differently: A meta-analytic review. European Journal of Social Psychology, 42(4), 406–419. https://doi.org/10.1002/ejsp.1842

Mikulincer, M., Florian, V., Cowan, P. A., & Cowan, C. P. (2002). Attachment security in couple relationships: A systemic model and its implications for family dynamics. Family Process, 41(3), 405–434. https://doi.org/10.1111/j.1545-5300.2002.41309.x

Ogolsky, B. G., Monk, J. K., Rice, T. M., Theisen, J. C., & Maniotes, C. R. (2017). Relationship maintenance: A review of research on romantic relationships. Journal of Family Theory & Review, 9(3), 275–306. https://doi.org/10.1111/jftr.12205

Overall, N. C., Pietromonaco, P. R., & Simpson, J. A. (2022). Buffering and spillover of adult attachment insecurity in couple and family relationships. Nature Reviews Psychology, 1, 101–111. https://doi.org/10.1038/s44159-021-00011-1

Scabini, E., & Cigoli, V. (2000). Il famigliare. Legami, simboli e transizioni. Milano: Raffaello Cortina Editore. ISBN 9788870786644. https://hdl.handle.net/10807/24854

Simpson, J. A., & Rholes, W. S. (2017). Adult attachment, stress, and romantic relationships. Current Opinion in Psychology, 13, 19–24. https://doi.org/10.1016/j.copsyc.2016.04.006

📞 Prenota una chiamata