Perchè tradiamo?
1 Novembre 2026

Perchè tradiamo?

L’infedeltà è un’esperienza molto più diffusa di quanto si tenda a immaginare; infatti, è tra le cause più frequenti di rottura della coppia in tutto il mondo e riguarda non solo il matrimonio, ma anche le coppie conviventi e quelle che pur non convivendo si frequentano. Proprio perché le relazioni si basano su una promessa di esclusività, il suo peso simbolico è di grande rilevanza per la salute psicologica di chi lo subisce, alimentando depressione, ansia e forme di disagio post-traumatico.

Cos’è tradimento?

Non esiste una definizione condivisa di tradimento: per qualcuno lo è il solo rapporto sessuale, per altri basta un legame emotivo, una conversazione ambigua o una relazione online. Il confine di ciò che è più o meno accettabile dipende dal patto esplicito e implicito insito in ogni coppia ed è proprio questo dato a rendere altalenanti le stime circa la sua frequenza.

chi e perchè si tradisce?

Di pari complessità è la domanda su chi tradisce e perché. Le spiegazioni si intrecciano essenzialmente su tre livelli. Sul piano personale riscontriamo tratti quali: insicurezza emotiva, esperienze passate, consumo di alcol, una maggiore propensione a separare facilmente il sesso dall’affettività e infine l’aver vissuto episodi di infedeltà all’interno della famiglia d’origine rende in qualche modo più inclini a ripeterli. Sul piano della relazione, l’insoddisfazione è la causa solitamente più comune, alla quale seguono la debolezza dell’impegno e della coppia in sé. Sul piano del contesto, infine, possiamo trovare: viaggi di lavoro, ambienti di lavoro in cui si passa molto tempo con le persone del sesso opposto, la disponibilità offerta da internet e anche dalle app.

Dunque, non vi è un’unica causa e non esiste il traditore tipo, ma una compenetrazione di dinamiche che si alimentano tra loro. L’immagine tradizionale, quella del marito infedele e della moglie tradita risulta ad oggi essere molto lontana dalla realtà, dal momento che le differenze tra uomini e donne si sono molto appianate, soprattutto nelle generazioni più giovani.

Cosa succede a chi viene tradito?

Per la persona che lo scopre, l’infedeltà non rappresenta una semplice elaborazione della fine della relazione bensì una violazione delle colonne portanti su cui essa si basa, ossia la convinzione per cui il partner rappresenti stabilità, sicurezza e conforto, soprattutto nei momenti di vulnerabilità. Per questa ragione, si parla di una ferita dell’attaccamento: un evento che scuote il senso di sé e non esclusivamente la fiducia nella persona amata. Spesso si avverte una strana sensazione che qualcosa non vada, accompagnata da ansia, insonnia e comportamenti furtivi come, ad esempio, leggere segretamente mail e messaggi del partner.

La reazione che può derivarne è dunque similare a ciò che un evento traumatico può causare: pensieri e ricordi che tornano ripetutamente, evitamento di ciò che ricorda l’accaduto, ipervigilanza, paura che succeda nuovamente, e ancora umore depresso, ansia e svariati disturbi fisici. Sebbene molte persone descrivano la loro esperienza come scioccante, faticano a riconoscerla come traumatica, pensando che questa connotazione sia legata esclusivamente a eventi minacciosi per la vita: guerre e aggressioni ad esempio. Questo rende difficile dare un nome alla propria sofferenza, che potrebbe in qualche modo offrire una preziosa sensazione di legittimazione e spingere a cercare aiuto.

Inoltre, la scoperta di un tradimento mina il senso di fiducia, non solo nei confronti del partner, ma anche nelle relazioni in generale e dunque anche in quelle future, facendo accrescere rabbia, vergogna, senso di isolamento e sensi di colpa.

Ultimo ma non meno importante, non esiste un solo modo di soffrire un tradimento, conta quanto la relazione era sentita sicura e anche quali fragilità e ferite pregresse portava chi lo ha vissuto.

e la fiducia? dove viene e dove va?

Se il tradimento mina la fiducia, può essere interessante capire come essa si costruisce. Possiamo vederla come le fondamenta di una casa, che rendono possibile il modellarsi di ogni relazione, dal momento che permette l’accesso all‘intimità e al consolidamento del legame di coppia nel tempo. Essa si plasma gradualmente attraverso le fasi della relazione e si alimenta nelle esperienze vissute insieme, tanto che i protagonisti di una relazione serena riportano livelli di fiducia più alti rispetto a chi ha vissuto un rapporto meno stabile o ha subito rotture.

La sua assenza, dunque, apre subito la strada a reazioni negative, bugie e percezione di una relazione di scarsa qualità.

Le radici della fiducia affondano ancor prima dell’incontro col partner. Le esperienze fatte in famiglia lasciano delle impronte indelebili: generalmente chi ha vissuto in prima persona il divorzio dei genitori o la fine di una propria relazione ha livelli di fiducia più bassi nelle relazioni future. Importante risulta essere anche lo stile di attaccamento: chi è più ansioso o evitante tende in linea di massima a fidarsi meno del proprio compagno. La fiducia è inoltre una questione di convinzioni, pensare che l’indipendenza ad esempio non minacci la relazione, aiuta a fidarsi di più.

La fiducia, dunque, non è un qualcosa di innato o immutabile, la possiamo vedere come un equilibrio che si costruisce e si rafforza nel tempo: le ferite del passato possono indebolirla ma le esperienze di relazione positiva possono sanarla.

Questo spiega perché a fronte di un tradimento non esiste una sola strada: le ferite vanno riconosciute e nominate, le convinzioni rimesse in discussione e la fiducia, più che ritrovata, va nella maggior parte dei casi ricostruita dal principio, va nuovamente coltivata.

Dialogare e rinegoziare le aspettative sono passi concreti che aiutano a non farsi paralizzare dalla paura di perdere sé stessi o del partner.  

Bibliografia

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